Ascesa e declino dell’Impero Mongolo

 

 L’Impero mongolo
Massima estensione dell’Impero Mongolo.
L’Impero mongolo (1206–1368) è stato uno degli imperi più vasti della storia, coprendo, all’apice della sua estensione, più di 24 milioni di km², con una popolazione stimata intorno ai 100 milioni di persone.
L’impero mongolo fu fondato da Gengis Khan nel 1206 dopo aver unificato le tribù turco-mongole e aver compiuto numerose conquiste nell’Eurasia continentale. All’apice della sua potenza, comprendeva la maggior parte dei territori dall’Asia orientale all’Europa centrale. Nel periodo della sua esistenza, la Pax Mongolica facilitò gli scambi culturali e i commerci tra Occidente, Medio Oriente ed Estremo Oriente tra il XIII ed il XIV secolo. I secoli di dominio mongolo influenzarono profondamente la demografia e la geopolitica dell’Eurasia, e diedero il via alla storia moderna di stati come Russia, Turchia, Cina, Iran e anche India.
L’Impero mongolo era dominato dal Gran Khan. Dopo la morte di Gengis Khan, l’impero si divise in quattro parti (Dinastia Yuan, Il Khanato di Persia o Ilkhanato, Khanato Chagatai e Khanato dell’Orda d’Oro), ognuno dei quali aveva il proprio Khan.
Recenti ricerche hanno messo in evidenza come l’estensione dell’impero mongolo abbia ricadute visibili ancora oggi nel patrimonio genetico della popolazione eurasiatica. Si è calcolato che circa l’8% delle persone che vivono nei territori un tempo sottomessi ai Mongoli hanno cromosomi Y identici: l’ipotesi più accreditata è che questo sia proprio uno dei risultati delle invasioni mongole.
Gengis Khan
Durante un grande kuriltai (il concilio dei capi tribù), nel 1206, ottenne il titolo di Khagan, cioè “khan dei khan” di tutti i Mongoli che sotto di lui avevano trovato un’unità nazionale. Da allora iniziò ad essere chiamato Gengis Khan che significa “Sovrano Universale”, “Sire di tutti gli uomini” o anche “Signore Oceanico”.
Gengis Khan si diede a conquistare e organizzare i popoli, secondo un’impostazione politico-militare basata sulla mobilità e fortemente gerarchizzata: ogni tribù (ulus, che indicava anche il patrimonio collettivo) era indipendente, ma tutte erano sottomesse alla famiglia imperiale (cioè alla famiglia di Gengis Khan), il cosiddetto “casato della stirpe aurea”, sacro poiché mitologicamente derivato dal Dio del cielo, Tengri, divinità suprema dei Mongoli. L’impero nel suo insieme era l’ulus
Questo materiale, tratto in parte da Wikipedia e da http://www.tesionline.it, è riservato agli studenti
regolarmente iscritti al corso di storia della Cina del CTP Petrarca di Padova. E’ strettamente personale e
non riproducibile. I materiali sono a cura del Prof. Sergio Bergami. Lezione VIII: La dinastia Yuan.
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della famiglia imperiale. Tutti i khan offrivano fedeltà e rispetto al Gran Khan, che li sorvegliava con un rapido ed organizzato sistema di intendenti e corrieri.
Ma l’aspetto più straordinario della personalità di Gengis Khan fu il genio in campo militare, dalla formidabile tattica: le armate mongole, forti di arcieri a cavallo, attaccavano nel più completo silenzio, guidate solo da bandiere di diverso colore, compiendo manovre complesse in assoluta simmetria e coordinazione, il che incuteva una soprannaturale paura nel nemico.
Le tribù unificate adottarono il sistema militare degli Unni basato sul sistema decimale. L’esercito veniva suddiviso in unità di 10 (arban), 100 (zuut), 1000 (minghan) e infine 10.000 (tumen) soldati. Durante gli spostamenti i soldati portavano con sé le famiglie e tutti i cavalli, che spesso ammontavano almeno a tre o quattro per cavaliere, avendo così sempre a disposizione animali di trasporto freschi.
Un altro aspetto fondamentale dell’organizzazione militare fu l’adesione totale alla meritocrazia: gli unici criteri presi in considerazione da Gengis Khan per stabilire il grado di un ufficiale erano la sua capacità e fedeltà, mentre i tradizionali parametri di nascita e stirpe erano praticamente ignorati. Il figlio di un guardiano di bestiame, Subedei, divenne uno dei suoi comandanti più stimati.
Gengis Khan curò anche la sua fama (l'”immagine”) con calcolate azioni di straordinaria ferocia nel punire i nemici o di grande magnanimità verso gli alleati. La fama di inflessibile e invincibile fu un’ottima propaganda contro i suoi avversari politici, i quali sapevano che non sottomettersi equivaleva allo sterminio.
Contemporaneamente al khurultai Genghis Khan si trovò coinvolto in una disputa con gli Xia Occidentali; fu la prima guerra del nuovo khan che, malgrado le difficoltà di conquistare le ben fortificate città degli Xia, ottenne una sostanziale vittoria, fino al punto che, quando nel 1209 venne stipulata la pace, questo popolo era praticamente ridotto ad un protettorato, tanto che il loro imperatore dovette accettare Gengis Khan come suo signore.
Nel 1211 le genti mongole erano unificate, quindi Gengis Khan guardò alla Cina; questo obiettivo di maggior respiro fu scelto sia per vendicare antiche sconfitte, ma anche per conquistare le ricchezze dell’Impero celeste. Gengis Khan dichiarò guerra quell’anno e inizialmente le operazioni contro i Jin ebbero lo stesso andamento di quelle contro gli Xia. I Mongoli ottennero numerose vittorie in campo aperto ma fallirono nei loro tentativi di conquistare le principali città.
Con la mentalità che gli era tipica, logica e determinata, Gengis Khan ed i suoi ufficiali superiori si dedicarono allora allo studio delle tecniche di assedio, aiutati da ingegneri cinesi disertori, fino a diventare specialisti in quel campo militare.
Come risultato delle vittorie in campo aperto e di alcune conquiste di fortificazioni, i Mongoli nel 1213 si spinsero a sud della Grande Muraglia. Essi avanzarono con tre eserciti fino al cuore del territorio della Cina tra la Grande Muraglia ed il Fiume Giallo. Gengis Khan sconfisse gli eserciti cinesi, devastò il nord della Cina, conquistò numerose città ed infine, nel 1215, assediò, conquistò e saccheggiò la capitale dei Jin, Yanjing (in seguito nota come Pechino). Malgrado ciò l’imperatore Jin Xuan Zong non si arrese e spostò la capitale a Kaifeng. Qui, nel 1234 il suo successore fu definitivamente sconfitto ponendo fine alla dinastia Jin.
Nel frattempo Kuchlug, deposto khan della tribù mongola dei Naiman, era fuggito verso ovest ed aveva usurpato il trono nel khanato Kara-Khitan, il più occidentale degli alleati di Gengis Khan.
Il momento era poco favorevole per i Mongoli, per via della stanchezza dell’esercito, esausto dopo dieci anni di guerre continue, prima contro gli Xia e poi contro i Jin. Comunque Gengis Khan inviò contro Kuchlug un brillante generale, Jebe, accompagnato solamente da due tumen (20.000 soldati). Una rivolta fomentata da agenti mongoli ridusse le forze dell’usurpatore che infine venne sconfitto, catturato e giustiziato. Il Kara-Khitan venne annesso allo Stato mongolo.
Nel 1218 le terre controllate da Gengis Khan si estendevano verso ovest fino al lago Balkhash (odierno Kazakistan) confinando con Corasmia (Khwārezm), uno Stato islamico che giungeva fino al Mar Caspio, al Golfo di Persia ed al Mar Arabico.
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Nel 1218 Gengis Khan inviò alcuni emissari nella provincia più orientale del Corasmia per parlamentare con il governatore di questa.
Gli emissari mongoli vennero però trucidati e Genghis Khan reagì furiosamente, inviando un esercito di 200.000 soldati.
La campagna che seguì fu forse una delle più sanguinose, con molte città che vennero messe a ferro e fuoco e le loro popolazioni sterminate; secondo alcune tradizioni, nella sola città di Merv vennero uccise un milione e mezzo di persone. Nel 1223 il Khwarizm viene annesso ai domini Mongoli, comprese città come Samarcanda e Bukhara.
Le truppe mongole si diressero poi a nord dove venne conquistato il regno della Grande Bulgaria, la cui popolazione fu deportata.
Nel 1226 Gengis Khan attaccò i Tanguti, accusandoli di aiutare i suoi nemici. Nel febbraio di quell’anno conquistò le città di Heisui, Gan-zhou e Su-zhou. In autunno prese Xiliang-fu. Un generale Xia sfidò i Mongoli in battaglia vicino ai monti Helanshan (Helan significa grande cavallo nel dialetto del nord) ma le sue armate vennero sconfitte. In novembre Gengis Khan pose l’assedio alla città tanguta di Ling-zhou, attraversò il Fiume Giallo e sconfisse un esercito venuto in soccorso di Xia.
Nel 1227 Gengis Khan attaccò la capitale dei Tanguti ed in febbraio assunse il controllo di Lintia-fu. In marzo conquistò la prefettura di Xining e la città di Xindu-fu. In aprile conquistò la prefettura di Deshun dove il generale Xia, Ma Jianlong, resisté per giorni guidando personalmente le cariche della cavalleria fuori dalle porte della città. Ma Jianlong infine cadde trafitto da una freccia e Gengis Khan, dopo aver conquistato Deshun, si mosse verso le montagne di Liupanshan per sfuggire alla calura dell’estate.
Ferito gravamente in uno scontro coi Tanguti, mentre tentava di tornare in Mongolia, si suppone che sia morto per le fatiche sostenute in battaglia alla sua veneranda età oppure alle ferite riportate in quest’ultima. Comunque fosse, a metà del 1227 Gengis Khan in agonia si rese conto che la sua fine si avvicinava. Dopo aver confermato Ögödei come successore (il primogenito prescelto Djuci era già morto), dettò dal suo letto di morte al figlio più giovane, Tolui, le istruzioni per completare la distruzione dell’impero Jin.
Dopo la sua morte, e per un paio di anni, rimase reggente ad interim Tolui (fratello di Ogodei) in attesa del concilio del Kuriltai del 1229.
Ogodei
Come tutti i Gran Khan, Ögodei venne eletto ufficialmente dal Kuriltai, l’assemblea dell’aristocrazia mongola: già de facto condottiero dell’Impero come volevano le ultime volontà del padre, fu eletto nel 1229, dopo quasi due anni dalla morte di Gengis Khan con una reggenza ad interim di Tolui, e il suo potere proseguì fino al 1241, data della sua morte. Inizialmente il Kuriltai aveva deciso per il fratello Tolui ma poi venendo a conoscenza del testamento di Gengis Khan, accettò Ogodei.
A lui si deve la costruzione di un primo embrionale sistema burocratico dell’impero mongolo, la creazione dell’efficientissimo servizio postale mongolo (quello che permise a frate Giovanni da Pian del Carpine di percorrere immense distanze in pochissimo tempo) e il primo grande tentativo di invasione dell’Europa. Ogodei radunò un esercito di 150.000 uomini (15 tumen, secondo l’unità di misura mongola) e con esso invase un’Europa divisa in numerosi regni e indebolita dal contrasto tra il Papato e il Sacro Romano Impero, divisioni che rendevano l’Europa un obiettivo molto debole e appetibile.
I Mongoli comunque in breve tempo riuscirono ad arrivare dai paesi Baltici scendendo per la Polonia e la Boemia fino ai confini del Friuli, in Dalmazia ed odierna Albania, ma tutto a un tratto si fermarono e con la stessa velocità con cui erano arrivati scomparirono (seguendo una strada diversa rispetto a quella percorsa all’andata per motivi di superstizione. Anche nel viaggio di ritorno attraverso la Bulgaria mostrarono grande arte nella distruzione e nello sterminio).
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L’improvvisa ritirata fu dovuta alla notizia della morte di Ögodei che richiese la presenza di tutti i principi Mongoli per presiedere al nuovo Kuriltai che dopo un periodo ad interim della vedova Töregene Khatun (reggente dal 1241-1246) portò all’elezione di Güyük, figlio di Ögodei.
Güyük
Guyuk, venne eletto dal kuriltai come era d’uso tradizionalmente, ma solo grazie all’intercessione della madre. Al grande concilio intervennero regnanti, personalità e storici accorsi da tutto il mondo conosciuto.
Batu, figlio di Djuci il primogenito di Gengis Khan, carismatico Khan che controllava gran parte delle forze Mongole centro asiatiche ed occidentali, rifiutava fermamente questa risoluzione reclamando il Gran Khanato.
La guerra civile era alle porte; Batu stava ripiegando sulla Mongolia con tutte le sue Orde per affrontare colui che dal suo punto di vista era un usurpatore. Guyuk però, stanziato in Cina, morì presso l’odierna Xinjiang senza mai affrontare Batu.
Munke
Dopo la sua elezione ufficiale a Gran Khan, nel 1251, Munke, figlio di Tolui il figlio minore di Gengis Khan, si dedicò più all’espansione ad est piuttosto che alle incursioni in Europa, andando a cercare gloria in Cina.
Morì l’11 agosto 1259 durante l’assedio dell’odierna Chongqing (Cina), colpito da un proiettile sparato dall’artiglieria cinese.
Kubilai Khan
Kubilai Khan, nipote di Gengis Khan, fu il primo imperatore della dinastia cinese degli Yuan.
Alla morte di Munke (1259), nell’impero mongolo si creò una situazione di ostilità tra il fratello maggiore, Arig Bek, capo delle tribù nomadi orientali, deciso a mantenere e imporre le usanze tradizionali del popolo mongolo, e gli altri due, Hülegü e Kubilai, inclini al contrario a una fusione con le popolazioni sottomesse. Essi erano figli di Tolui, il figlio minore di Gengis Khan.
Arig Bek era di stanza in Asia centrale, nel Karakorum, mentre Kubilai era in Cina. Due Kuriltai vennero indetti contemporaneamente e si videro eletti due Gran Khan all’unanimità ciascuno tra i propri generali. La guerra civile che conseguì si concluse nel 1264 con la vittoria di Kubilai, che impose di essere riconosciuto Gran Khan dei Mongoli. Catturò e ridusse in catene il fratello che due anni dopo morì in prigionia.
Divisioni
L’impero tra la morte di Gengis Khan ed gli anni seguenti venne diviso in entità territoriali
Gran Khanato, dei territori Karakorum e Cina.
Khanato dell’Orda d’Oro, dei territori Kipchak ovvero Asia centro-occidentale, costituito a sua volta da Khanato dell’Orda Blu e Khanato dell’Orda Bianca.
Ilkhanato, dei territori sud-occidentali, compreso l’odierno medio oriente.
Khanato Chagatai, dei territori nell Asia centrale.

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Esercito
L’esercito era molto potente e organizzato. Si basava completamente sulla cavalleria, il che aveva svantaggi e vantaggi: era un esercito quasi invincibile sul campo di battaglia, ma richiedeva immense quantità di rifornimenti, cosa non sempre facile da fornire per il sistema logistico mongolo. Contava su temibili unità di arcieri a cavallo, molto temuti a causa della loro abilità di scagliare frecce con forza e precisione.
Religione
I Mongoli rimasero fedeli alle vecchie credenze sciamaniche e animiste, ma si dimostrarono comunque tolleranti verso le altre religioni praticate nel loro vasto impero: Buddhismo, Taoismo, Islam, Manicheismo, Giudaismo, Cristianesimo nestoriano o cattolico. Più che di “tolleranza” è comunque più pertinente parlare di visione sincretica, simile a quella degli antichi romani nella tarda antichità, con i capi Mongoli, seguendo l’esempio dello stesso Gengis Khan, che avevano una visione magico-propiziatoria di ogni culto, cercando di sfruttare per ciascuno le “forze” elementari che via via avrebbero potuto aiutarli. Alla corte imperiale vi erano sacerdoti che recitavano liturgie in quasi tutti i culti conosciuti.
Lo storico inglese Steven Runciman in Storia delle Crociate afferma che quasi tutti i capitribù Mongoli fossero nestoriani, rivalutando dunque in un’ottica differente lo scontro fra il popolo delle steppe ed i popoli iranici nel XIIIesimo secolo.
Gengis Khan, sebbene nato in una tribù cristiano-nestoriana, era personalmente attratto dal taoismo, una religione/filosofia cosmica cinese che prometteva l’immortalità.
Hulagu Khan (noto anche come Hülagü o Hulegu) (1217 – 8 febbraio 1265) è stato un condottiero mongolo che conquistò gran parte dell’Asia sud-occidentale. Era nipote di Genghis Khan e fratello di Arig Bek, Munke e Kubilai Khan e diventò il primo khan dell’Ilkhanato di Persia.
Hulegu fu inviato nel 1255 da suo fratello Munke (che fu Gran Khan dal 1251 al 1258), a distruggere ciò che restava degli stati musulmani nell’Asia sud-occidentale. Il primo a cadere sotto i suoi colpi fu il Luristan, nel sud dell’attuale Iran; il secondo ad essere distrutto fu lo staterello costituito dalla setta ismailita degli Assassini; il terzo ad essere annientato fu lo stesso califfato abbaside (Bagdad 1258). Venne poi il turno degli emirati ayyubidi in Siria.
La dinastia Yuan (1271-1368)
I Mongoli completarono la conquista del regno sino-barbaro di Xi Xia nel 1227, e nel 1236 fu definitivamente liquidato il regno di Jin. Fu questa una conquista importante, sia perché permetteva ai Mongoli di espandersi nei territori della Cina settentrionale sia perché li metteva per la prima volta in diretto contatto con il mondo cinese. I Mongoli infatti non avevano ancora subito quel processo di sinizzazione che aveva caratterizzati gli altri popoli barbari della zona, ed erano ancora molto legati alla concezione tribale e alla vita nomade. Fino ad allora si erano solamente dedicati alla guerra; la conquista dei Jin li costrinse a porsi il problema di come amministrare i nuovi territori, caratterizzati da un livello di civiltà che, fino ad allora, i Mongoli non avevano mai sperimentato direttamente.
Fu Yelu Chucai (1190-1244) ad insegnare ai Mongoli come gestire i territori complessi. Egli discendeva da un antico clan principesco Qidan e aveva servito come funzionario nell’ammini-strazione Jin. Durante il regno del Gran Khan Ögodei (1229-41), del quale godeva la fiducia, Yelu
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Chucai intraprese la riorganizzazione della Cina settentrionale attraverso una vasta opera di riforme e di ristabilimento delle istituzioni cinesi tradizionali (crollate con la caduta dei Jin).
Le successioni dinastiche costituivano sempre un momento delicato nell’Impero mongolo, e fino al 1270 circa Kubilai Khan fu impegnato a soffocare la fazioni a lui avverse. La conquista della Cina dei Song meridionali riprese nel 1273. Nel 1276 le truppe mongole entrarono nella capitale e deposero la dinastia Song; nel 1276 stroncarono anche le ultime sacche di resistenza e la conquista poteva dirsi del tutto conclusa.
Kubilai Khan era un sovrano di grande abilità e comprese fin da subito la necessità di amministrare la Cina in maniera diversa del resto del suo Impero. Già nel 1267 (cioè prima di iniziare la campagna militare contro i Song), egli aveva commissionato al monaco riformista Liu Bingzhong la costruzione di una nuova capitale per l’Impero mongolo nei territori della Cina settentrionale, la città sarebbe stata chiamata Pechino. Questa decisione di fissare la capitale imperiale lontano dalla Mongolia era sintomatica dell’interesse di Kubilai per la civiltà cinese, dalla quale si rendeva conto che i Mongoli avevano molto da imparare. La capitale estiva rimase invece in Mongolia, a Shangdu. Ispiratore di questa politica mongola in Cina fu il già citato Liu Bingzhong (1216-74), un monaco riformista che fino alla morte di Kubilai amministrò il governo cinese, garantendo l’appoggio della gentry (o perlomeno la sua non ostilità) alla nuova dinastia regnante. Kubilai intanto, già nel 1271 in ossequio alla tradizione cinese, si era proclamato nuovo imperatore fondando la dinastia Yuan, cioè “origine” in lingua cinese.
In politica estera Kubilai proseguì l’opera di conquista dei precedenti imperatori Mongoli. Negli anni in cui fu imperatore della Cina allestì numerose spedizioni contro i regni del sud-est asiatico, attaccando ripetutamente la Birmania (1277, 1283, 1287), invadendo l’Annam (1285,1287) e il Champa nel 1283, e infine attaccando Giava nel 1293. Nonostante il grande dispiegamento di uomini e mezzi però i risultati ottenuti furono scarsi e, soprattutto a causa del clima (a cui i Mongoli non erano abituati), fu solo possibile stabilire forme di protettorato e mai domini diretti. Anche le due spedizioni contro il Giappone, nel 1274 e nel 1281, si risolsero in completi insuccessi. La dinastia dopo la morte del Gran Khan Kubilai
Dopo la morte del Gran Khan Kubilai iniziò il declino dell’Impero mongolo. Le cause furono molteplici: in primo luogo era impossibile con i mezzi di comunicazione dell’epoca mantenere unito un dominio di dimensioni così vaste: le notizie impiegavano settimane o mesi per giungere da una sponda all’altra dell’immenso impero, e gli eserciti addirittura anni per spostarsi dalla Mongolia fino alla Persia o viceversa. In secondo luogo man mano che passavano gli anni, diventava sempre più grande il divario (e il conseguente contrasto) fra i principi imperiali ancora fedeli all’antico stile di vita mongolo, e quelli che, governando territori ad elevato livello di civilizzazione, avevano ormai cambiato abitudini e pensiero.
Oltre a questo, i vari imperatori che succedettero a Kubilai, non furono in grado di amministrare saggiamente la Cina, diventata sempre più importante per l’Impero. Essi si dimostrarono poco esperti e discriminarono eccessivamente i Cinesi da un punto di vista giuridico e politico. Nonostante il tentativo di patrocinare l’agricoltura, ad esempio, i governi Yuan -privi della necessaria esperienza- finirono col ottenere risultati controproducenti. La loro stessa cura nella gestione delle rete viaria -la cui efficienza tanto impressionò i viaggiatori occidentali- aveva prodotto grande insofferenza presso i contadini, che non ne potevano più di essere chiamati a prestare il loro lavoro per la manutenzione di strade, dighe e canali. Anche la gentry, che pure aveva tratto dei benefici dalle riforme di Liu Bingzhong, era ormai insofferente verso i dominatori stranieri, che la avevano privata del suo ruolo di mediatrice fra i contadini e l’apparato statale. Non un solo cinese ricoprì incarichi di primo rilievo sotto la dinastia Yuan.
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Indifferente ai grandi cambiamenti politici il commercio continuò a fiorire in Cina, anzi esso risultò addirittura favorito dalla conquista mongola, che inseriva la Cina in un gigantesco impero la cui rete viaria poteva essere considerata quasi un’opera d’arte. Tuttavia i maggiori profitti, quelli derivanti dal commercio internazionale, rimasero un appannaggio dei mercanti stranieri, perché, come detto, i cinesi subirono sempre discriminazioni sotto i mongoli. Così neppure i grandi mercanti cinesi difesero gli Yuan quando iniziarono a scoppiare le rivolte. Come conseguenza di questo malessere diffuso, a partire dall’inizio del 1300 scoppiarono nei territori cinesi numerose rivolte popolari. Di particolare ampiezza furono quelle che si verificarono in seguito alle grosse calamità naturali. Come quella del 1325, innescata da una grande carestia che avrebbe lasciato segni profondi di malnutrizione anche diversi anni dopo; e quelle in seguito all’inondazione dello Huang He nel 1351.
Una differenza fondamentale è stata rilevata fra queste prime rivolte, e quelle che invece scoppiarono a partire dal 1350. Mentre le prime avevano carattere eminentemente spontaneo, erano guidate da gente del popolo o da capi di sette religiose e si scagliavano contro le classi agiate molto spesso senza distinguere fra cinesi e Mongoli, quelle della seconda metà del secolo erano invece cappeggiate da vere e proprie organizzazioni segrete (come quella dei Turbanti Rossi) e risultavano attentamente pianificate. Decisivo fu poi il ruolo della gentry, che in quanto elite rispetto agli strati meramente popolari, si sentiva minacciata dalle rivolte della prima parte del secolo (e quindi aiutava le autorità governative a reprimerle), mentre funse da organizzatore per le seconde. Il risultato fu che le autorità mongole riuscirono a domare con facilità le prime, ma soccombettero con grande velocità alle seconde (anche perché frattanto il loro impero si era disgregato in tante satrapie indipendenti).
A causa di ciò, nel 1368, le armate di Zhu Yuanzhang, un contadino di umili origini che era stato per un certo tempo un monaco buddista che era diventato capo di una delle maggiori rivolte, entrarono in Pechino quasi senza colpo ferire, mentre l’imperatore e il resto delle sue truppe fuggivano a Nord in direzione della Mongolia. La dinastia Yuan era deposta, la Cina tornava ai cinesi.
I Mongoli non furono particolarmente amati dai cinesi. La società rispose perlopiù con noncuranza -o sdegnosa chiusura in se stessi- all’arrivo dei nuovi dominatori barbari. I Mongoli invece, dal canto loro, pur rimanendo sempre orgogliosi delle proprie origini, subirono profondamente l’influsso della civiltà cinese.
Quanto detto è deducibile anche dal sistema con cui essi organizzarono lo stato. Esso cercava il più possibile di ricalcare le istituzioni Song; solo la volontà di mantenere, in tutte le posizioni chiave, personale di origine non cinese, si riflesse nell’organizzazione dello stato rendendola diversa dalla precedente.
Interessante è a tal fine osservare come gli Yuan suddivisero la popolazione: al primo posto vi erano i Mongoli stessi, che costituivano la classe dirigente privilegia e che erano divisi fra coloro che si dedicavano alla carriera militare e quelli che sceglievano la strada dell’amministrazione civile (nel tentativo di separare le due sfere essi seguirono il solco già tracciato dai Song). Al secondo posto venivano tutti i non cinesi, cittadini provenienti dai più svariati angoli del grande Impero mongolo: Siriani, persiani, tibetani, russi, uiguri ed anche europei (Marco Polo ad esempio apparteneva a questa classe). Essi svolgevano compiti sussidiari nell’amministrazione civile e militare dell’Impero, ma la loro attività principale era comunque il commercio privato. Grazie ai privilegi fiscali di cui godevano essi assunsero una posizione di rilievo, che li rese invisi ai mercanti e ai commercianti cinesi. Al terzo posto veniva la classe degli hanren, che comprendeva tutti gli abitanti della Cina settentrionale, esclusi ovviamente i membri delle due categorie precedenti. Ne facevano quindi parte anche i barbari sinizzati (qidan, nuzhen, coreani..). Infine venivano tutti gli abitanti dell’ultimo regno conquistato, l’ex Impero Song, ossia tutti i cinesi del sud. Essi furono trattati civilmente dai Mongoli, ma subirono una serie di discriminazioni pesanti. Economicamente era sulle loro spalle che poggiava il sistema finanziario dell’Impero (anche perché il Nord era ormai spopolato e povero: la distruzione dell’impero Jin aveva ridotto la popolazione del Nord da 46 a 8 milioni di abitanti).
Infine esistevano a loro svantaggio una serie di norme giuridiche: ad esempio l’assassinio di un mongolo da parte di un cinese, comportava il pagamento di un risarcimento e la pena capitale per l’uccisore, mentre l’opposto comportava solo l’ammenda se al mongolo assassino venivano riconosciute delle attenuanti. Era vietato il matrimonio tra membri di classi diverse.

Il commercio
Una categoria cinese che invece trasse beneficio dal dominio mongolo fu quella dei mercanti, che videro cadere l’istituzione dei monopoli fiscali e poterono beneficiare della riunificazione con la Cina settentrionale e della perfetta gestione da parte dei Yuan della rete viaria. I Mongoli infatti spesero grandi energie nel mantenimento in perfetto stato dei sistemi infrastrutturali e perfezionarono il sistema cinese delle stazioni postali di collegamento, con l’introduzione dei cavalli di ricambio.
In effetti sotto il dominio mongolo i commerci aumentarono notevolmente il loro volume. Ciò era dovuto a vari fattori: in primo luogo l’estensione stessa dell’Impero, che non solo controllava le vie commerciali nello Xinjiang, ma si estendeva senza soluzioni di continuità fino al medio oriente e al ricco mondo arabo. In epoca Yuan la Cina venne a trovarsi al cento dei traffici mondiali: dal mondo arabo e dall’Europa (dove in questo periodo stavano fiorendo le repubbliche marinare), al sud-est asiatico e l’India. Tuttavia, dato che, come si è già accennato, i traffici internazionali erano perlopiù controllati dai grandi mercanti stranieri, l’espansione dei commerci non si tradusse in un aumento del consenso verso al dinastia Yuan. Il cosmopolitismo
Un’altra conseguenza dell’estensione gigantesca dell’Impero -che ebbe riflessi non solo sulla civiltà cinese ma anche sul resto del mondo- fu lo stabilirsi di contatti stabili fra Cina, Europa e mondo arabo. L’estendersi del dominio mongolo dalla Persia alla Cina permetteva di attraversare le steppe dell’Asia centrale con maggiore sicurezza, velocità e precisione. È infatti proprio in questo periodo che giunsero in Europa alcune invenzioni cinesi, come la carriola, la polvere da sparo, la carta e alcune conoscenza ingegneristiche e metallurgiche. E se l’Europa aveva ancora poco da offrire in campo tecnologico alla Cina, non lo stesso si poteva dire per il mondo arabo, dal quale i cinesi appresero conoscenze astronomiche e matematiche, mediche e farmacologiche.
Allo stesso modo, anche le religioni (cristianesimo nestoriano, islam e buddismo lamaista), prima diffuse solo molto molto marginalmente nei territori cinesi, conobbero un notevole aumento di seguaci, insignificante in percentuale alla popolazione, ma significativo in termini assoluti. Sono di questo periodo le prime ambascerie e l’arrivo dei primi missionari cattolici. Non si deve però sopravvalutare quest’ultimo fenomeno: l’arrivo di genti dall’Europa, come Marco Polo o missionari, rimase un fatto molto raro, ma non più rarissimo. Ne è conferma che in questo periodo nulla ancora si sapeva in Cina di chi fosse il papa o della geografia europea.

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